Stille di linfa sul volto di Dafne

Sfuggita alle brame di Apollo, Dafne fu presa da torpore, mentre dai piedi nascevano radici, dalle mani e dalle braccia rami e fronde dai capelli, fluente chioma di salice piangente, e dagli occhi non lacrime sgorgavano, ma stille di linfa.

Una notte, tra sogno e dormiveglia, mi parve di vedere un albero a cui stavano crescendo fronde. Al risveglio il sogno svanì. Nel pomeriggio, libero da pensieri, mi misi a fare uno schizzo su un foglio di carta, come spesso mi capita: osservando incuriosito ciò che avevo fatto, mi accorsi che l’albero del sogno somigliava vagamente a una figura dalle forme femminili: ecco allora venirmi in mente il mito di Dafne e Apollo.

Scorta Dafne, una splendida Ninfa che stava bagnandosi nuda in una fonte, Apollo fu preso da subitaneo irresistibile impulso e cercò in ogni modo di farla sua. Ma Dafne, ostile ad ogni sopraffazione, implorò Zeus di salvarla da quella violenza. E Zeus l’ascoltò trasformandola in un albero di alloro.

Ho preferito dipingere le fronde del salice piangente perché rappresentano in modo pittoricamente più efficace l’angoscia e il trauma che subiscono le donne vittime di stupro o di tentato stupro.