“La tua folle passione, impudica Pasiphae, generò il Minotauro”. Narra il mito che l’arrivo di Teseo segnò di morte violenta la sua fine. Ma io l’ho sognato... il Minotauro è vivo.
Figlio di Pasiphae e del toro di Cnosso, di cui lei si era perdutamente innamorata, il Minotauro viveva nel Labirinto, un intricato ed immenso palazzo privo di uscite, costruito da Dedalo e in cui Minosse, re di Creta, lo aveva fatto rinchiudere per celare agli occhi del mondo l’onta subita.
Arianna, legittima figlia di Minosse e di Pasiphae e perciò sua sorella, approfittò dell’arrivo sull’isola dell’eroe ateniese Teseo convincendolo a chiudervisi con i giovani giunti con lui e che costituivano l’annuale tributo al Minotauro.
Il mito narra che Teseo riuscì ad ucciderlo, ma io racconto un’altra storia: il toro è la metafora di un Mandingo dell’epoca: del resto anche oggi di una persona particolarmente prestante si dice “forte come un toro”; mentre il Minotauro è la nostra ombra, l’altra parte di noi stessi, ancora selvaggia, feroce, assetata di sangue.
Le guerre, il terrorismo, i femminicidi e tutte le atrocità che da sempre sono la tragedia dell’umanità in ogni parte del mondo, ne sono una tremenda conferma. Ferite profonde che lasciano cicatrici indelebili nell’animo.